|
|
 |
Sacrestia del Duomo |
|
|
La sacrestia ospita dal 1995 il monumento funebre di Ilaria del Carretto, collocato dal 1842 nel transetto sinistro della Cattedrale e da qui rimosso per permettere i lavori di consolidamento in questa zona dell’edificio. Le nozze tra Ilaria del Carretto dei Marchesi di Savona e Paolo Guinigi, che fu Signore di Lucca tra il 1400 e il 1430, vennero celebrate con grande sfarzo nel febbraio del 1403. Dopo il matrimonio non consumato con la giovanissima Maria Caterina degli Antelminelli, che peraltro aveva procurato al Guinigi una cospicua dote, Paolo si assicurò la continuità del casato con la nascita di Ladislao nel 1404 grazie all’unione con Ilaria del Carretto. L’otto dicembre dell’anno successivo, l’allora ventiseienne consorte del Signore di Lucca morì dopo aver dato alla luce la secondogenita, cui venne imposto il suo stesso nome. Nel sarcofago di Ilaria - la cui esecuzione era probabilmente quasi ultimata nell’aprile del 1407, quando il Guinigi si risposò – lo scultore senese Jacopo della Quercia dimostra ancora profondi legami con il gusto del gotico internazionale nella composizione dell’opera, legata alla tipologia del monumento funerario di matrice francese. Ciò si rileva nell’impostazione generale del monumento (figura giacente, posizione delle mani, cagnolino ai piedi della defunta come simbolo di fedeltà) e soprattutto nella raffinata veste indossata da Ilaria, caratterizzata da ampie maniche terminanti in polsini alti e aderenti, dalla cintura stretta sotto il seno e dall’alto soggolo che le incornicia il volto. Il sepolcro di Ilaria del Carretto resta legato al passato nella tipologia del monumento funebre di derivazione francese e nell’eleganza di gusto gotico, mentre si proietta verso il futuro per il forte senso plastico e tridimensionale che impronta il rilievo costruito a larghe masse e per l’uso di motivi ormai rinascimentali come i festoni sorretti dai putti lungo i fianchi del sarcofago ricavati dai prototipi sculturei dell’antichità. Lo stemma visibile su uno dei lati brevi della cassa rappresenta i blasoni uniti delle famiglie Guinigi-Del Carretto. In sacrestia si conserva anche la Madonna col Bambino in trono e i santi Pietro, Clemente, Sebastiano e Paolo, la terza prova condotta da Domenico Ghirlandaio sul tema della Sacra Conversazione -, particolarmente vicina a quella eseguita per Pisa con la quale condivide la datazione agli anni settanta del Quattrocento – dotata di predella dello stesso autore. Nella tavola ricorrono i caratteristici tipi fisionomici del Ghirlandaio, dalle espressioni concentrate e severe, i gesti controllati e calmi, delineati da contorni netti e da un’incisiva resa delle luci e delle ombre sullo sfondo del ricco tendaggio che si schiude sulla Sacra Conversazione. Ai lati della pala sono temporaneamente collocati, in attesa che vengano completati i lavori di restauro alla Cappella del Sacramento, i due angeli adoranti dello scultore lucchese Matteo Civitali. In sacrestia sono visibili anche un San Girolamo proveniente dall’omonima chiesa cittadina, già riferito al Guercino e di recente restituito a Paolo Biancucci, il San Martino che dona il mantello al povero eseguito dal lucchese Girolamo Scaglia nel 1665 e la Circoncisione dipinta nel 1594 per l’Oratorio del Nome di Gesù da Jacopo Ligozzi, veronese di nascita e fiorentino d’adozione.
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Ilaria del Carretto
|
|
|
|
|